2 febbraio 2010

Perché il rosa non lo voglio.

Attenzione: Questo articolo non ha nulla a che fare con i computer ((...E i computer? Se mia figlia riesce a craccarmi e formattarmi il computer, glie ne regalo uno tutto suo e le dico "Se lo catafotti, te lo reinstalli da sola!")), o ci ha a che fare solo di sfuggita. Più che altro è uno sfogo.

Capiamoci. A me il rosa, come colore, piace solo in certe sfumature e in certi contesti. Come colore "simbolico" invece lo odio. Lo detesto. Gli darei fuoco. Lo schiafferei in lavatrice con un indumento giallo o blu nuovo nuovo di pacca, nella speranza che lo tinga talmente tanto che esca fuori arancio o viola.

Idem dicasi per il celeste, anche se mi coinvolge di meno dal punto di vista emotivo-istintuale.

Sono sorda dalla nascita. E forse questo mi ha in qualche modo "salvato" dall'influenza del mondo esterno o comunque mi ha permesso di osservare questo genere di "influenze" con un certo distacco.

Ho avuto la fortuna di avere avuto per madre una donna che era dichiaratamente "femminista" come pensiero, come idee e come azioni, anche quando non si parlava più di "femminismo", dando per scontato che quello che chiedevano all'epoca fosse stato conquistato o fosse a buon punto...

Ho avuto la fortuna di avere una mente capace di cogliere il valore simbolico implicito di certe costruzioni di frasi, di certe strutture di filmati/immagini. Ho avuto la fortuna di incrociare poi per vie telematiche un pazzoide di nome Bruno Ballardini, nella BBS di Agorà Telematica, quando ha deciso di fare un mini-corso sulla pubblicità.

Cosa c'entra tutto questo con il rosa? C'entra.

Il rosa simboleggia, almeno nella cultura occidentale, il "essere donne", la "femminilità"... Ma cosa vogliono veramente dire queste parole, questi termini? Cosa se ne deduce implicitamente?

Onestamente, credo che siamo in una epoca in cui, almeno per quel che riguarda le "pari opportunità", continuiamo a cantarcele e suonarcele da soli/e. Nella realtà, il concetto di "pari opportunità" è ancora una fottuta chimera, buona solo a rabbonire chi non ha voglia di fermarsi a rifletterci su un istante.

Perché, nella realtà dei fatti, la società in cui viviamo continua effettivamente a relegare entrambi i sessi in una forte "categorizzazione" dei loro ruoli. Sia nei mass-media, come anche nelle cose quotidiane.

La disparità retribuitiva tra maschi e femmine (a parità di mansioni e livello di inquadramento) persiste. Che ci crediate o no. E le fasce pensionistiche (sia quelle attuali che quelle che vogliono imporre in futuro) sono una grandissima presa per il culo per le donne. Vedrete.

La differenziazione tra maschi e femmine nella pubblicizzazione dei vari prodotti persiste. Anzi è addirittura esasperata nella fascia infantile-preadolescenziale. Basta che togliate il volume alla televisione durante la pubblicità pomeridiana.

Il governo Berlusconi ha eliminato (in fretta e in furia) uno dei possibili strumenti di contrasto alla pratica tuttora diffusa di far firmare alle lavoratrici, al momento dell'assunzione, una lettera di dimissioni "in bianco" per poterle poi agevolmente licenziare qualora rimanessero incinte. Solo perché era stato varato dal governo precedente.

A questo punto chiedo alla Lega (tanto ormai è lei che comanda) di depenalizzare il reato di aggressione in modo tale che queste lavoratrici si possano sentire libere di picchiare selvaggiamente con vari oggetti contundenti lo stronzo/a che osa imporgli questa pratica.

Ho passato anni e anni e anni a sentirmi dire da mio padre che "non capisco perché ti ostini a mortificare la tua femminilità". Ho avuto un fidanzato che mi rompeva i coglioni chiedendomi "perché non ti metti più spesso la gonna e i tacchi? ...ma mica per me, fallo per te stessa"...

Hai voglia a spiegargli che proprio non ho nessunissimo interesse a perdere tempo la mattina con trucco cazzimazzivari ecc. Che io mi trovo benissimo con il mio corpo così come è, che non mi pare che il cielo mi caschi addosso se rimando di qualche mese o stagione l'appuntamento con la "strappapeli".

Mi faccio bastare una crema idratante per la faccia e l'intramontabile acqua di rose. Mi trucchicchio e mi metticchio la gonna una volta ogni 5-10 anni, solo perché mi gira di farlo, così per gioco.

Ma se poi devo sorbirmi la gente che si sorprende e mi chiede insistentemente perché non lo faccio più spesso, preferisco tornare a casa a rimettermi i pantaloni e togliermi il trucco.

Almeno quando mi girava di giocare a vestirmi in maniera molto androgina (giacca pantaloni camicia cravatta fermacravatta con rossetto ed orecchini), le reazioni di chi mi sta intorno erano più divertenti da guardare.

Che cazzo, ma siete veramente così convinti che l'essere donne si "debba" esplicitare a tutti i costi nell'esteriorità, nel modo di vestirsi, camminare, pettinarsi? Siete pure convinti che chi non sia eterosessuale "debba" comunque vestirsi/comportarsi in un modo tale da identificarlo come tale?

Ma veramente è necessario, per una donna, apparire (e comportarsi) in un "certo modo" per sentirsi in pace con se stesse?

E veramente tutte le donne hanno il senso della famiglia e della maternità innati? Non ci credo manco per sogno. E' questa società che gli lava il cervello e glie lo fa credere (per poi colpevolizzare quelle che, nonostante tutto questo lavaggio del cervello, effettivamente non si sentono per niente mogli/madri...).

E dovremmo essere tutte quante "naturalmente" dolci, affettuose, sottomesse e remissive e comunque di "bocca buona"?

Ma col cazzo, và. Mi sono rotta un dito prendendo a cazzotti sulla crapa un altro fidanzato a cui "non gli andavo bene così come ero".  40 giorni col dito ingessato. Lo rifarei volentieri, ma stavolta userei la chiave inglese.

Ma andaste affanculo maledetti religiosi/politici/pubblicitari/scrittoridilibridiscuola, và.

Io non ci credo. Mi rifiuto. Preferisco vestirmi per stare calda o fresca (a seconda della stagione) e comoda come prima cosa. Poi se sono cose che mi piace mettere, tanto meglio.

Preferisco comportarmi in un certo modo perché mi va così, perché mi sento così. E al diavolo chi pensa che mi comporto in maniera "poco consona" per una signorina. Me ne strasbatto dell'opinione altrui, specialmente su queste cose che per me sono veramente di poco conto :)

Capiamoci.

Siamo nel 2010.

Ripeto: siamo nel 21mo secolo, porcamiseriaccia.

Possiamo provare a fare uno sforzo e ad andare al di là di etichette (uomo/maschio, donna/femmina, eterosessuale, omosessuale, bisessuale, transgender, transessuale ecc.) che fanno più male che bene e iniziare a considerarci semplicemente delle persone, ognuna col proprio carattere, le proprie preferenze e le proprie inclinazioni sia caratteriali che sessuali, tutti quanti diversi l'uno dall'altro ma egualmente degni di rispetto?

Adesso capite perché intendo mettere sotto lucchetto il decoder del mio ragazzo appena nostra figlia inizierà a girellare per casa.

Voglio avere per figlia una persona a 360°, che sia in pace col suo corpo, che si vesta come le pare e le piace perchè ci si sente a suo agio, non perché "va di moda", che non si fissi sul "diventare una velina" solo per evitare di proseguire gli studi o solo "perché lo vogliono tutti". Che capisca e sappia che il sesso non "definisce" la sua identità personale, ma è solamente un bell'aspetto dell'essere vivi, dell'avere a che fare con altre persone.

Siamo esseri umani, mica pecore o mosche, che diamine.

10 commenti:

  1. Anche se sto "di là" essendo nato XY e non XX, ti capisco e sono d'accordo con te.
    Ma c'è gente che rimpiange l'800 invece che essere nel 2010... e in Italia è peggio.

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  2. quoto Palin!
    io di figlie ne ho una sola che, per fortuna, gioca con le automobiline e alla lotta con i suoi due fratelli...
    certo, TALVOLTA si veste di rosa, anche perche' come dici giustamente tu, il mercato impone alle bimbe SOLO vestitini di quel colore la'... e comunque semel in anno licet insanire...
    certo, TALVOLTA gioca con le bambole, ma perlamordiddio, guai se non lo facesse!!!
    certo, TALVOLTA piange se viene solo sfiorata da quel manzo del gemello, ma ha solo tre anni sanbartolomeoabate!!!

    ne' io ne' mia moglie apprezziamo il rosa, anzi... e (specialmente mia moglie) non amiamo le bimbe vestite da bombon o da confettino...

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  3. Grazie per le vostre risposte, ma siccome ho fatto l'artistico... Chevvordì "semel in anno licet insanire"? :)

    Edit: Santa wikipedia...

    Solo una volta all'anno??? A me pare che il mondo sia impazzito tutto il resto dell'anno!

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  4. certo che ogni volta che te leggo me fai schiattà de risate!

    Per aprile,
    ho già pronta una collezione tutta pizzi e fiocchetti...ovviamente "in rosa confetto"!!!
    e c'è una gonnellina balze e ricamucci che ti starebbe d'incanto!

    Fidate, che sò 'na stilista ok!

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  5. Guarda che stavolta il "tuo" peperoncino non c'entra per niente, visto che era stato scritto parecchio prima del pranzo domenicale... :)

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  6. Beh io a mia figlia ho provato ad insegnarle a pensare con la sua testa e fare quello che più le piace, per i vestiti è vero non ama le gonne ma per cellulari, vestiti alla moda, accessori vari (borse, orologi,etc.) non c'è niente da fare vede le compagne ed è una battaglia persa cercare di farle capire che essere se stessi è più importante che modificarsi per essere accettati.
    Non ti avevo mai scritto prima ma ti leggo e mi trovo d'accordo su molte cose che scrivi.
    Ciao

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  7. Beh, dipende pure dall'età.
    Il desiderio di "sentirsi parte di qualcosa" si fa più forte dai 13 anni in poi circa. E' chiaro che a quest'età il venir rifiutati da un gruppo di coetanei non viene vissuto bene, anche perché di solito il "scegliersi un gruppo" fa parte delle varie strategie che un/a adolescente cerca di mettere in atto per "cercare" di staccarsi dai genitori.

    Altro discorso, in termini di psicologia evolutiva, sarebbe se in questo caso stessimo parlando di bambini/e SOTTO i 10 anni!!! E qui, onestamente, non saprei cosa dire se non che la televisione (specialmente se non ci sono i genitori a cercare di discuterne i contenuti) in questi casi ha giocato una grandissima parte, a mio parere.

    Per tua figlia, visto che non hai specificato quanti anni abbia, non so che dirti se non sperare che gli passi non appena finite le superiori (visto che è con la frequentazione pressoché quotidiana dei propri coetanei che si "sente" meglio la "pressione" del "essere in un gruppo a tutti i costi")...

    Saluti ed auguri da una che si ricorda le pubblicità spassossime di Tele2, dove il padre inchiodava il telefono in luoghi inaccessibili ai figli adolescenti... :))))

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  8. Grazie alla tua risposta ho capito in parte perchè dopo essere state insieme piu' di 8 ore sentono ancora il bisogno di messaggiarsi o chattare tra loro.
    Mia figlia ha 12 anni e capisco bene il suo bisogno di farsi accettare ed il fatto che far parte di un gruppo a questa età sia importante per crescere.
    Le ricordo anch'io le pubblicità di Tele2.
    Ciao e buona settimana.

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  9. Augurissimi per la tua bimba e per tutto il resto. Sono sicura che sarà bellissima indossando qualsiasi colore e serenissima perchè avrà una mamma in gamba. Un grande abbraccio da Peo e Ariadipeo (ricordi Mclink anni '90?)

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  10. Grazie peo! :)
    Tranquillo, ancora mi ricordo di te... Non sono così rincoglionita! :p
    Ma è veramente tanto tempo che non ti vedo/sento/leggo. :)

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