7 ottobre 2007

Questionari...

Non so voialtri, ma io è da un po' di tempo a questa parte che ho ogni tanto un vago senso di insofferenza nei confronti dei questionari, uno dei tanti strumenti a disposizione della ricerca.

Non mi riferisco a quelli a fini marchettologici, chiaramente. A questi ultimi proprio non ci rispondo oppure, se mi girano le palle, metto dentro dati visibilmente farlocchi.

Personalmente, posso parlare solo di quelli che vengono somministrati alle persone sorde, per personale esperienza in entrambi i ruoli coinvolti.

E credo, in tutta sincerità, che qualcuno all'università debba iniziare a chiedersi veramente quali sono i metodi migliori per somministrare un questionario a una persona sorda.

Ci sono infatti alcuni errori ricorrenti, tra le persone che conosco e che lavorano con i sordi, che iniziano a farmi venire i nervi:

  1. "urgenza aspecifica": Quando ti chiedono in email di compilarlo, diffonderlo e consegnarlo con urgenza, SENZA SPECIFICARE una data di scadenza.
    (Ti sei scordato di mettere la sveglia, vero?)

  2. "lista della spesa": Quando ti dicono che non hanno trovato abbastanza sordi in A e in B e vorrebbero trovarne altri...
    (Quanti etti, dotto'?)

  3. "livello linguistico": Quando i questionari vengono preparati usando l'italiano standard udente, che non sempre è pienamente comprensibile dal sordo medio quadratico
    (infatti sono l'eccezione che conferma la regola, PURTROPPO)


(E finora mi sono limitata ai soli questionari scritti...)

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