24 febbraio 2007

C'è un ma...

Mi sono decisamente rotta di tutti quei sordi che trovano il mio numero di cellulare su internet e mi scrivono solo per chiedermi stronzate galattiche.

Posso (a stento) capirli: mi scrivono da posticini belli ma in culo al mondo, dove magari farsi nuovi amici e/o rimorchiare è difficile per un non-sordo, ma per un sordo è peggio. Posso capirli, dicevo. Ma non posso e non voglio accettare questo genere di approcci.

E quel che mi fa incazzare, a parte il senso di "intrusione" che provo ogni volta, è la loro testardaggine nel non capire che NON VOGLIO buttar sms a ciacolare dei fatti miei con uno che non conosco. E si offendono pure. Come se io non dovessi arrabbiarmi.

*sigh*

Devo ricordarmi di cancellare dai 2 CV il mio numero di cellulare. E aspettare. E togliere il mio sito dalla cache di google. Di cambiarlo non ne ho voglia, già fatico a ricordare i numeri di telefono in linea di massima, e questo almeno è facile da ricordare.

Per cui, finito di litigare con la webcam di cui sopra, alzerò al massimo i livelli di privacy: non ho voglia di trovarmeli pure in rete, 'sti "disperati".

Sì, lo so che in rete ci sono disperati peggiori e non-sordi. Ma quelli li "smonto" allegramente con una pernacchia metaforica.

Con i sordi è tutto un altro paio di maniche: tutti i sordi hanno un tratto in comune, necessario al loro sopravvivere in un mondo che non è fatto per loro (e non vuole adeguarsi)... la cocciutaggine. È quello che ci permette di tirare avanti giorno dopo giorno, snervamento dopo snervamento, minifrustrazione dopo minifrustrazione. È la testardaggine che ci permette di mantenere il nostro senso dell'identità. Di noi stessi. Non so se mi spiego.

Ah fregancazzo, se avete capito bene, se no ciccia! :)

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