26 luglio 2005

Sigh...

Lo so che non c'entra una beata mazza con le cose di cui scrivo di solito, almeno dal punto di vista di chi legge 'sto blog. Ma è una cosa che proprio me pesa qua, sullo stomaco.

Anzi, mi pesa proprio troppo pure il parlarne in dettaglio.

Per cui la posto qui as it is dopo enne ore di parto alla tastiera:

(in risposta a una email inviata dalla sig.na Valentina Paoli a una mailing list a cui sono iscritta, e di cui trovate il testo alla url: http://www.superman-sordo.it/)

Signorina Paoli,

le scrivo non soltanto nella mailing list "dwse-deaf", ma anche al suo indirizzo email personale, per il semplice motivo che vorrei essere sicura che questa risposta alla sua email del 20/07 le pervenga e che lei la legga.

Mi scuso se le rispondo con grande ritardo, ma sono tornata solamente domenica sera da un workshop avente come tema la scrittura delle lingue dei segni (veda su http://www.signwriting.org/). E la sua missiva richiede tempo e pazienza, sia nel leggerla che nel risponderle.
§ Storicamente a livello teorico ed operativo il linguaggio mimico gestuale non ha mai avuto la dignità di lingua.

Non capisco come una psicologa come lei sia riuscita ad ignorare in toto ed integralmente tutta la ricerca linguistica effettuata sin dal lontano 1960, ovvero sin da quando il dott. Stokoe dimostrò che la Lingua dei Segni Americana aveva tutte le caratteristiche proprie di una lingua, al pari delle lingue parlate. Per non parlare poi di tutte le ricerche svolte dal CNR, sia sulla struttura linguistica della Lingua dei Segni Italiana, come anche sullo sviluppo linguistico di essa in bambini figli di genitori sordi, il quale ha dimostrato che l'apprendimento della LIS in questi bambini segue le stesse tappe dell'apprendimento della lingua parlata nei bambini udenti con genitori udenti.
§ Siamo certi che la modalità comunicativa non verbale dei sordi sia una lingua o non sia un linguaggio mimico-gestuale?

Signorina, mi trovo costretta a farle notare che lei si è dichiarata psicologa e non linguista. E che quindi dovrebbe quantomeno documentarsi su queste tematiche prima di lanciarsi in queste domande retoriche.
§ Il linguaggio mimico gestuale non è stato "inventato" dai sordi ma dagli udenti.

Tale affermazione da parte sua mi convince sempre di piu' che lei, pur essendo laureata in psicologia, sia parecchio disinformata per quel che riguarda l'area della linguistica. E me ne dolgo grandemente. (A lei potrà anche non interessare il fatto che io me ne dolgo. Ma il mio dolore rimane.)

L'unica lingua "inventata" dai non-sordi di cui io sia a conoscenza è l'esperanto. Se per "inventato" lei intende dire "costruita a tavolino", le posso far notare che l'unica "lingua gestuale" "inventata" è il Gestuno, che nulla ha a che vedere con le Lingue dei Segni vere e proprie (americana, francese, inglese, italiana e spagnola, ecc. ecc.), le quali semmai si sono evolute nel tempo e nello spazio non necessariamente secondo le stesse linee evolutive delle rispettive lingue parlate (in effetti la lingua dei segni inglese è diversissima da quella americana, lo sapeva?)

Mi dia, per cortesia, delle prove documentarie ed attendibili che corroborino tale sua affermazione.
§ Non esistono studi che mettano in evidenza che la Lingua dei Segni ha le potenzialità comunicative ed informative della lingua orale.

A parte il "lieve" errore nella consecutio temporum, lei dice che tali studi non esistono. Io dico che probabilmente lei, signorina, ha cercato nei luoghi sbagliati e nelle direzioni sbagliate.
§ Se è vero che la lingua si impara per imitazione, non può che essere imparata in una comunità che la usa.

Mi piacerebbe sapere quale sia la sua specializzazione, se ne ha una o se è solamente una psicologa sui generis.

Tra i linguisti non esiste ancora un'accordo unanime su COME effettivamente un bambino UMANO apprenda spontaneamente una lingua. Per ora vi sono due correnti principali, quella chomskyana e quella vygotskyana.

La sua affermazione mi suona tanto come appartenente al filone behaviorista (il quale, tuttavia, mi pare non riscuota molto successo nell'ambiente della ricerca).

Comunque, a voler prender per buona la sua ipotesi, le faccio notare che esistono effettivamente in tutta italia comunità di sordi che usano la Lingua dei Segni Italiana, anche se con varianti lessicali, che la possono accomunare (in ricchezza lessicale) all'italiano parlato nelle varie regioni d'Italia.
§ I genitori dei sordi sono per il 95% udenti, sicuramente tutti vogliono solo la lingua orale.

Non credo che lei possa presumere di poter avere effettivamente l'autorità di parlare a nome di TUTTI i genitori con figli sordi.

Così come non credo proprio che lei possa parlare a nome di TUTTI i sordi. Sono strasicura che lei non sta parlando almeno a nome mio e dei miei genitori.

Si ricordi, per cortesia, che siamo in una democrazia.
§ Tutti i sordi profondi hanno la possibilità di imparare la lingua orale.

Ha detto bene: possibilità. Non so lei, ma a me la frase "hanno la possibilità di" mi pare ben diversa da "hanno il dovere di" e ancora più diversa da "possono".

La verità, che lei conosce ma si dimentica accuratamente di menzionare nella sua lettera aperta, è che non tutti i sordi che cercano di imparare la "lingua orale" riescono poi ad apprenderla pienamente e completamente al pari di una persona non-sorda, non parliamo poi dell'apprendimento dell'italiano scritto e del rendimento di tali sordi nell'ambito dell'istruzione scolastica.

Se proprio volessimo dare una percentuale a quei casi in cui la tattica da voi propugnata possa avere successo, direi che (almeno per le generazioni precedenti all'avvento dell'impianto cocleare, a voler esser obiettivi e imparziali) saremmo nell'ordine di un 30% per quei casi di successo "completo" e un 40% di successo "parziale". Se tali percentuali "occhiometriche" (io vado a memoria) non la convincono, la invito a citarmi ricerche scientifiche che possano suffragare la sua opinione.

Ma che prezzo hanno pagato tutti questi "successi", dal punto di vista psico-affettivo-sociale? Io posso solo parlare per quel che riguarda la mia di generazione (quella dei 35enni). In almeno tre-quattro casi di mia personale conoscenza, non credo sia stato un bel prezzo da pagare.
§ Non è assolutamente dimostrato che la lingua dei segni agevola l'apprendimento della lingua orale.

Signorina, siccome ci tengo alla mia pazienza, posso farle notare UNA VOLTA PER TUTTE che, tecnicamente parlando, il termine "lingua orale" si applica solo e solamente a quelle lingue PRIVE di un qualsiasi sistema di scrittura?

Il termine preciso sarebbe "lingua parlata", anzi, a voler esser più precisi ancora, si dovrebbe parlare di "italiano parlato".

E comunque, a parte le correzioni terminologiche a cui lei mi obbliga, vorrei farle notare che:

  1. l'apprendimento di UNA lingua utilizzabile dal bambino al 100% sia in "comprensione" che in "produzione" con gli STESSI tempi e gli STESSI ritmi di un bambino non-sordo e' di grandissimo beneficio allo sviluppo complessivo del bambino sordo, rispetto al rischio di un'apprendimento PARZIALE di una lingua che, comunque, potrebbe usare solo all'80% e con grandissima fatica e ritardo temporale.
    E dubito fortemente che qualsiasi avanzamento tecnologico possa migliorare sino al 99% la capacità di "comprensione" di una lingua parlata da parte di un bambino nato sordo.
    Sfortunatamente l'esito dell'ultimo referendum ci ha negato la possibilità di una eventuale ricerca bio-medica per quel che riguarda la "ricostruzione" di una coclea naturale e funzionante.

  2. il bilinguismo non ha mai fatto male a nessuno dei innumerevoli bambini sparsi in tutto il mondo che sono cresciuti sentendo/vedendo due lingue diverse. Non vedo come l'uso della Lingua dei Segni Italiana possa nuocere all'apprendimento dell'italiano parlato e/o scritto da parte di un bambino sordo. Specialmente se tale bambino sordo viene amato ed accettato in quanto essere umano dai propri genitori e parenti.


§ Non è mai esistito un popolo sordo e quindi neanche una cultura sorda e una lingua dei sordi.

Questa sua affermazione è ai confini dell'offensivo. È offensiva per la sua stessa intelligenza e il suo raziocinio logico. Non posso credere che lei si abbassi al livello di un demagogo.

Normalmente sono una persona flessibile e tollerante... Ma questo suo voler ignorare pervicacemente e persistentemente gran parte della letteratura scientifica riguardo i sordi e le lingue dei segni, preferendo inoltre l'agone politico all'agone accademico, sconfinano spesso e volentieri nell'intolleranza e nella mancanza di rispetto per chi, come me e come tante altre persone sia sorde che udenti, la pensa diversamente e crede altrettanto vivacemente nelle proprie opinioni.

Non capisco proprio questo accanirsi da parte sua e della sua associazione contro una risoluzione del parlamento EUROPEO che INVITAVA i suoi paesi membri ad attivarsi per riconoscere le lingue dei segni e il DIRITTO (che non equivale necessariamente a "obbligo") dei rispettivi cittadini sordi a usare la propria lingua dei segni.

Poniamo il caso ipotetico che il Parlamento Italiano riconosca la Lingua dei Segni Italiana (LIS) come una lingua MINORITARIA, al pari del ladino, del valdostano, del tedesco altoatesino (tanto per citare alcune delle altre lingue minoritarie già riconosciute dallo Stato Italiano.

Non credo che tale riconoscimento possa "obbligare" i genitori non-sordi a rinunciare all'uso della lingua italiana coi propri figli sordi, così come non credo che tale riconoscimento possa "obbligare" tutti i sordi italiani, lei inclusa, a usare la LIS anche contro la loro stessa volontà.

Sarebbe assurdo, nevvero?

Siamo in una democrazia, vero?

Quindi tale riconoscimento della LIS sarebbe di beneficio solo e solamente a chi GIÀ la conosce, la usa e la VUOLE usare.

E non credo proprio che il riconoscimento della LIS da parte dello Stato Italiano possa indurre migliaia di sordi o di genitori non-sordi a rinunciare all'apprendimento dell'italiano parlato/scritto, la lingua usata dalla MAGGIORANZA della popolazione italiana.

Nessuno sarebbe così scemo da non vedere il vantaggio intrinseco nell'essere capaci di comunicare con la maggioranza delle persone che conosce, fosse anche solo per scambiarsi un "buongiorno" o per parlare coi propri colleghi di lavoro.

Il riconoscimento della LIS non nega in alcun modo il diritto dei genitori non-sordi a voler usare l'italiano coi propri figli.

E non mi risulta che gli altoatesini di lingua italiana si siano opposti al riconoscimento del tedesco parlato nel nord dell'altoadige con la stessa veemenza con cui lei e la sua associazione vi opponete al riconoscimento della LIS.

Mi pare piuttosto che questo vostro comportamento sconfini un poco nella mancanza di rispetto per la diversità e la ricchezza dell'essere semplicemente umani, qualunque sia la lingua che uno desidera usare.
È veramente incredibile e paradossale quello che sta succedendo: da un lato si parla in modo miracolistico dell'impianto cocleare che "ridà l'udito", dall'altro si inneggia alla lingua dei segni.

Guardi, se vuole una mano nel combattere la colossale capacità di disinformazione che hanno i giornalisti italiani quando si mettono a blaterare dell'impianto cocleare, glie la do' più che volentieri.

E sappia che, per il lavoro che faccio (strano ma vero: sono un'informatica), sono in grado di accorgermi anche di quando un giornalista italiano non ha effettivamente capito un bel niente dell'informatica e di internet.

Curiosamente, non credo che tutto quel che ho letto finora sia un "inneggiare" alla lingua dei segni o comunque un diffondere informazioni "miracolistiche" riguardo la LIS. Semmai, ritengo che si oscilli (approssimativamente) tra una informazione obiettiva e corretta e una informazione pietistica e/o inesatta, generata spesso anche dai pregiudizi di lunga data sui sordi e sulla Lingua dei Segni Italiana.
Credo che il legislatore prima di procedere abbia l'obbligo di approfondire se tali posizioni siano scientifiche o legate a interessi di parte

Che io sappia, questo obbligo non è sancito a livello penale/legislativo. Purtroppo. Lei mi trova molto d'accordo, comunque, su tale obbligo, almeno a livello morale.
e se esiste, come noi sosteniamo, la possibilità della persona sorda di apprendere "naturalmente" la lingua,

Sfortunatamente per il legislatore che legge questa sua missiva (e per esteso, anche per lei medesima), questa sua affermazione è una perla di "disinformazione".

Se una persona nasce sorda da genitori non-sordi, non potrà mai apprendere naturalmente la lingua parlata dai propri genitori. Lei omette deliberatamente di far presente al legislatore tutto il tempo impiegato sia dal bambino che dai suoi genitori/insegnanti/logopedisti nello sforzo congiunto di fargli imparare una lingua che non puo' sentire/vedere al 100%, tra l'altro senza poter essere certi che il bambino arrivi a parlarla e capirla come un non-sordo in tempi utili ad un suo pieno inserimento nella società italiana.
Legge dovrebbe favorire solo ed esclusivamente questa possibilità, certi che nessuno potrebbe essere contrario.

Ancora questa sua presunzione di voler parlare e pensare a nome di tutti i genitori italiani di bambini sordi e dei sordi medesimi?

Le ricordo nuovamente che 1) siamo in una democrazia (almeno fino a prova contraria) e che 2)
Per quanto riguarda la lingua dei segni sarebbe anche utile che il legislatore avesse conoscenza su dove e come sia possibile impararla se non in Istituti per sordi

Scusi? Da quando in qua gli Istituti per sordi si sono mai messe a insegnare la Lingua dei Segni? Non lo sa che, con queste sue affermazioni, rischia di offendere la reputazione e il passato di tali Istituti che, sin dal lontano 1880 -- data del Congresso di Milano, si sono impegnate con tutta la loro volontà a proibire ai loro alunni sordi l'uso della Lingua dei Segni???

Non prende neanche in considerazione le varie associazioni/cooperative di sordi che si sono costituite un po' in tutta Italia laddove la sezione locale dell'ENS non poteva offrire corsi di LIS? Alcune di tali associazioni hanno pure la veneranda età di 10-15 anni, sa?
e se tale obiettivo sia compatibile con la reale integrazione delle persone sorde nella società di tutti che tutti diciamo di volere.

Guardi, che io sappia, una reale integrazione di chiunque nella società di tutti richiede che vi siano: uno sforzo CONGIUNTO di TUTTI, non solo del singolo che vuole integrarsi, così come anche il RISPETTO reciproco della reciproca diversità individuale e della umanità intrinseca in ognuno di noi.

Se vi è violenza o costrizione, difficilmente vi potrà essere una integrazione vera e propria.
Siamo davvero meravigliati, increduli e angosciati nel constatare che nonostante i risultati ottenuti

Ehm... questa sua frase non mi è molto chiara. I risultati di COSA? da parte di CHI? Le sarei molto grata se potesse appunto chiarire questo punto.
l'ENS continui a portare avanti una politica da un lato "aggressiva" e di negazione del deficit (la sordità come status, minoranza linguistica, cultura, lingua e popolo sordo, ecc.)

Apparte che per me "negazione del deficit" ha tutt'altro significato, penso che la "vostra" alternativa non sia meno "aggressiva" di quella da lei citata.

L'unica differenza è che tale "aggressività" sua e della FIADDA è orientata in tutt'altra direzione. È orientata non solo CONTRO una lingua di nulla volete sapere e nulla volete vedere e di cui volete negare l'uso anche a chi non è d'accordo con voi e tuttavia rimane comunque cittadino italiano, al pari di voi.

Non parliamo poi del fatto di come tale vostra politica "aggressiva" sia "aggressiva" principalmente per il bambino sordo che si trovi a nascere in una famiglia che accetta di seguire le vostre idee.

Crescere con la sensazione che tutti ti vedano solo e soltanto come un'orecchio rotto da riparare a tutti i costi, con la sensazione di venir giudicato solo e solamente in base a COME PRONUNCI le parole, e non in base alle IDEE che esprimi, con i compagni o pseudo-amici che ridono dietro le tue spalle per il modo buffo in cui ti esprimi... Non mi pare un bel crescere.

Ma anche crescere con lo sforzo continuo e costante del dover capire per forza a tutti i costi tutto ciò che uno sente, con i genitori che ti ascoltano ansiosamente o che non riescono a renderti comunque partecipe dei dialoghi a tavola, quando si hanno amici a cena, con l'idea continua ed ossessionante che uno deve comunque sentire e parlare bene come un non-sordo anche a costo di morire...

No, guardi, neanche questo mi pare un bel crescere.
dall'altra pietistica (previdenze, handicap gravissimo, benefici e agevolazioni varie).

Anche io preferirei una televisione pubblica sottotitolata 24/7 (e per il quale pagherei volentieri il canone RAI, tra l'altro) alle pensioncine ed indennità di comunicazione varie...

Ma rimane comunque il fatto che, nonostante tutta la demagogia che si è fatta finora, non ho ancora trovato nessuna conferma del fatto che l'apprendimento dell'italiano parlato (nonché sentito) possa raggiungere percentuali di successo nell'ordine del 99,999%.

Forse lei può mostrarmi o indicarmi studi e ricerche scientifiche che smentiscono la mia affermazione di cui sopra?

Finché ci saranno ancora persone sorde che, NONOSTANTE tutti i sinceri sforzi dei sordi stessi e dei loro genitori, non sono riusciti a imparare a capire e parlare bene l'italiano, figurarsi a leggerlo fluentemente; finché la società in cui viviamo continuerà ad essere strutturata ed organizzata in funzione esclusiva di tutti i normo-dotati (e chi non è o non è più normodotato si arrangi! anziani inclusi!)... beh, allora l'indennità di comunicazione continuerà a persistere, a mo' di ridicolo premio di consolazione.

E lo dovremo usare per pagare degli interpreti LIS che, in mancanza di un riconoscimento ufficiale della LIS, resteranno sempre con un curriculum studiorum disomogeneo e non sempre di qualità...
So perfettamente che è una proposta ingenua, ma noi vorremmo invitarvi a passare una giornata a Firenze insieme a tanti giovani sordi (profondi e nati sordi, non diventati sordi a 8/10 anni come molti dirigenti di associazioni di sordi )

Sia sincera, inviti TUTTI ma PROPRIO TUTTI i giovani sordi della FIADDA, non solo quelli che parlano e scrivono "bene" come lei, signorina, ma anche quelli che, pur impegnandosi al massimo e pur credendoci fino in fondo, ancora non riescono a parlare un'italiano corretto o a pronunziare correttamente certi fonemi.
Prima di procedere forse sarebbe giusto interpellare anche i più o meno giovani sordi profondi, nati sordi e che.. non parlano al telefono, ma che non hanno mai pensato di vivere né con gli udenti né con i sordi, ma semplicemente di vivere insieme a tutti in quanto tutti e prima di tutto siamo persone.

Questo suo ultimo paragrafo mi piace molto. Neanche io parlo al telefono, neanche io ho mai pensato di schierarmi da una parte o dall'altra.

A me piace essere flessibile.

Mi piace parlare in inglese con un'inglese che sia disposto a sforzarsi di rispettare la mia sordità, di capirmi e di interrompermi quando non mi capisce, mi piace parlare in francese con un francese (anche se con uno sforzo maggiore), mi piace parlare in LIS con un sordo italiano, in ASL con uno americano...

E se non riesco a farmi capire, mi ingegno meglio come posso, scrivendo in inglese/francese/italiano, disegnando, indicando, il tutto senza vergognarmi.

Insomma, a me piace comunicare. Mi piace imparare, capire, informarmi.

Mi piace rispettare la diversità degli altri, trovo che arricchisca l'anima umana. Ma tutto questo funziona solo quando tale rispetto è reciproco.

Se lei o chi altri, non riuscite a tollerare il fatto che possa esistere una lingua che usa il canale visivo-motorio invece di quello acustico-fonatorio, mi dispiace immensamente per voi. Non vi chiedo di imparare la LIS, badate bene.

Non vi chiedo di convincervi che io ho ragione e voi no. Posso capire e accetto il fatto che l'italiano sia comunque importante da imparare per una persona sorda.

Le sole cose su cui, essenzialmente, siamo in disaccordo, sono:

  • i modi per far imparare tale lingua a un bambino sordo.

  • l'opinione che abbiamo della Lingua dei Segni Italiana.


Tutto cio' comunque non giustifica in alcun modo il vostro antidemocratico accanimento nel voler denigrare con informazioni inesatte e/o palesemente fasulle una lingua che voi non volete ne' conoscere ne' capire.

Se non volete conoscere una lingua, nessuno vi obbliga, sia ben chiaro.

A me il tedesco non piace. Non mi piace neanche la BSL, la lingua dei segni inglese. Ma non per questo vado in giro a denigrarle.

La ringrazio immensamente per aver voluto leggere fino in fondo questa mia missiva.

E le auguro di poter vivere il più serenamente possibile la propria vita e di riuscire a lasciar vivere anche chi non è della sua stessa opinione.

barbara pennacchi

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