14 settembre 2004

Ci sono ricordi che fanno piangere...

Lo so che la gente nasce, vive e muore. So che la morte è una parte essenziale della vita. E in generale non sono un tipo dalla lacrima facile. Ma nonostante ciò, ogni volta che penso a mio nonno (morto 4 o 5 anni fa) o a Paola, l'ultima logopedista che ho avuto e che è morta un anno fa, non riesco a non piangere. Di tutte le persone che ho conosciuto e che se ne sono andate via da questo mondo, solo loro due mi fanno questo effetto.


Tra una settimana ci sarà una giornata in memoria di Paola. E vorrei poter dire quanto lei sia stata importante per me, anche se non me ne sono resa conto finchè non è morta (di cancro: si stava curando, ma aveva scelto di non farlo sapere se non a POCHISSIMI intimi perché voleva che la gente la trattasse come sempre). Non sarà facile parlare di lei, lo so. Ma lo devo fare.

Ho iniziato a fare logopedia già a due-tre anni circa, quando si sono accorti che ero sorda. E da allora ne ho cambiate un bel po'. Talvolta mi ci portavano, dalla logopedista, talvolta era lei che veniva a casa. Una l'ho anche chiusa fuori di casa (chiudendo anche me e mia madre in casa e costringendo quest'ultima a chiamare il fabbro perché avevo buttato dalla finestra le chiavi!).

Diciamo che non avevo un rapporto vero e proprio con quasi nessuna di queste. Andavo li', facevo gli esercizi di pronuncia e di ascolto per un'ora o due, poi tornavo a casa e tanti saluti. Non e' che mi stessero simpatiche o antipatiche. Era una cosa che dovevo fare. Punto.

Mia madre diceva che le cambiavamo perché a un certo punto queste decidevano di trasferire il loro studio più lontano ancora!

Verso i 14-15 anni circa, in seguito all'ennesimo trasferimento della logopedista, mi rifilano questa tipa qua, giovanissima (vabbe', rispetto alle altre...), con gli occhiali da astigmatica, un sorrisone e parecchio sarcasmo. Era Paola. Era una con cui potevo pure parlare, discutere, non solo fare gli esercizi. E la pigliavo pure in giro per il suo cognome :-)

Ricordo che mi paragonava a Mafalda, la bambina contestatrice di Quino, quando mi accaloravo o mi incaponivo sulle mie opinioni.

Ricordo anche i suoi primi tentativi di insegnarmi la lingua dei segni, senza molto successo tuttavia. Il motivo era semplice: vivevo in un mondo di non-sordi (e non era un bel vivere, all'epoca). Non avevo quindi nessuna occasione di usare/vedere la lingua dei segni.

Poi arrivò in italia il film con Marlee Matlin, Figli di un Dio minore. E lei organizzò assieme ad un'altra logopedista un'incontro con altri giovani sordi per vederlo assieme.

Da lì sono successe tante cose, ho conosciuto altri sordi, tra cui Manuel, con cui ho fatto tantissime scempiaggini, con cui ho affinato l'arte del dire cazzate per il gusto di ridere.

Ma ricordo anche il grande impegno con cui lei mi aiutava a prepararmi per gli esami di maturità. Studiavamo insieme Storia dell'arte, in particolare. Sull'Argan, cordialmente detestato da entrambe per il suo modo di scrivere.

Ricordo pure le svariate chiaccherate che facevamo, credo si potrebbero definire "chiacchiere da donne".

E ricordo il giorno in cui, dopo un po' di ponzamenti vari, sono andata da lei e le ho chiesto "ma questa logopedia, quando cazzo finisce? La devo fare per tutta la vita?". Dopo un momento di riflessione, mi ha risposto che secondo lei potevo finirla anche subito, basta che mi ricordassi di non mangiarmi le parole o le sillabe, quando parlo. Da allora la vedevo meno spesso, ma era sempre un piacere incontrarla nei corridoi dell'istituto dove lavoravo, prima come "volontaria rompiscatole tuttofare curioseggiante" poi come dipendente vero e proprio.

Ricordo anche quando, dopo aver iniziato a studiare l'inglese, le ho fatto notare che quella "h" che lei cercava di eliminare dalle mie vocali iniziali mi serviva per l'inglese! :-)

...

Ma vaffanculo, scusa va'. Non e' giusto che un'ammasso di cellule impazzite si debba portare via una delle poche persone più ricche di calore ed umanità che abbia conosciuto nella mia adolescenza!

E non e' giusto neanche che ci sia voluta la sua morte per farmi capire quanto lei sia stata importante per la mia vita, per il mio futuro, visto che è stato anche grazie a lei che ho scoperto il piacere dell'avere amici con cui ridere, confidarsi, discutere, andare in vacanza assieme. Prima, avevo solo i compagni di scuola e basta. E non era che fossero poi un granché, 'sti compagni di scuola, eh.

Posso solo ringraziarla qui e la settimana prossima, per essere stata una delle poche persone ad avermi trattato come una persona, non come un'orecchio da aggiustare o come una voce da educare ebbasta.

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